Devo dire che per qualche giorno ho pensato che il centro sinistra avesse azzeccato la mossa. Candidare nella nostra regione il figlio di Giorgio Ambrosoli era una scelta in favore della legalità che andava oltretutto a coinvolgere un personaggio finora estraneo alla logica dei partiti.

Ho pensato e mi sono sbagliato.

Dai tempi di Craxi…

La prima scelta di Ambrosoli candidato – al di là dell’idea per noi oscena di essere nominato dai segretari anziché scelto dagli elettori – dimostra che Ambrosoli è solo la faccia pulita di un sistema vecchio, greenwashing, appunto.

A coordinare la sua campagna elettorale ha infatti chiamato Stefano Rolando, il “rieccolo” del marketing politico Italiano. Di lui sentii parlare per la prima volta da bambino quando Craxi lo chiamò al Governo a occuparsi di quello strategico sistema di corruzione dei media che porta il nome di Dipartimento Informazione e Editoria, determinante nell’assegnazione dei fondi pubblici ai quotidiani. Fu poi confermato dai suoi successori Fanfani, Goria, De Mita, Andreotti, Amato, Ciampi, Berlusconi e Dini.

Liquidato da Prodi, passa poco e il nostro ritrova il suo spazio; a chiamarlo questa volta è il “celeste”; grazie a lui il nostro nel 1997 diventa direttore generale e coordinatore dei direttori Generali della Regione Lombardia.

Non vado avanti anche perchè per enumerare i posti e postticini che il nostro è riuscito ad accumulare in una vita di governo e sottogoverno ci vorrebbe ben più di un post.

Era solo per dire che con questo nuovo che avanza possiamo stare tranquilli sul fatto che il PdmenoL non è messo meglio del Pdcon la L che per salvarsi punta sull’uomo che ha indebitato la città di Milano in favore delle banche (per questo è infatti sotto processo) e ha regalato la rete in fibra agli amici.

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